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paul klee
Paul Klee
(Spirito di una lettera)

....Sancho, ascoltami ti prego....

(Francesco Guccini)

Donchisciotte (operatore sanitario) decide, un giorno, di uscire dalla propria magione e intraprendere una campagna per conquistare nuovi territori (andare a lavorare in un reparto di oncologia); ordina allo scudiero Sanchopanza di strigliare il destriero Ronzinante, di sistemare l'armatura e di aiutarlo ad indossarla.

Sanchopanza prepara l'elmo (tutte le competenze riferite al ruolo imparate nella scuola), la lancia e lo scudo (la capacità di trattare con distacco emotivo l'altro, nascondendosi dietro l'apparire professionale, la divisa e gli strumenti del mestiere) e Ronzinante (la nostra via di attacco o di fuga attraverso la nostra salute psico-fisica) poi aiuta il cavaliere a prepararsi.

Donchisciotte sicuro dei propri strumenti di intervento e di difesa, e certo di avere tutte le abilità e qualità che gli consentono di districarsi nelle situazioni che, giorno dopo giorno, avrebbe incontrato per il raggiungimento degli obbiettivi prescelti, si pone in cammino in compagnia del fido scudiero.

Dopo un periodo di cammino più o meno lungo cominciano i primi ostacoli. Ecco i mulini a vento (servizi carenti, cattiva gestione delle risorse, sovraccarico di lavoro, difficoltà di comunicazione all'interno dell'equipe, sia con i colleghi che con gli altri operatori) contro cui Donchisciotte ha i primi scontri. Infatti non si può da soli , armati esclusivamente della lancia, dell'elmo e dello scudo affrontare le pale dei mulini che girano ininterrottamente secondo i propri ritmi; Donchisciotte comincia ad accusare i primi cedimenti e Sanchopanza cerca di mettere in guardia il proprio padrone rivelandogli l'impossibiltà di vittoria in questa battaglia, l'inutile spreco di energie e l'opportunità di cercare altrove le proprie gratificazioni.

Tuttavia Donchisciotte, testardo, va a testa bassa contro le pale dei mulini e viene disarcionato dal proprio cavallo.

E' la prima sconfitta.

Il cavaliere continua imperterrito il proprio cammino, sottovalutando la ferita inferta dalle pale dei mulini.

Successivamente incontra un'armatura inattaccabile, che difficilmente consente di identificare e conoscere il cavaliere che la indossa ( la patologia oncologica); con le proprie armi (competenze, difese dettate dal ruolo e fisicità) cerca di abbattere il nemico, ma purtroppo le armature aumentano a dismisura e si trova assediato, senza via di scampo e vicino alla sconfitta (incapacità di gestire le emozioni). Il fido scudiero cerca ancora di ricordare a Donchisciotte che l'unico modo per salvarsi è scappare, tornare a impegnarsi in campagne meglio gestibili con gli strumenti a disposizione.

Il cavaliere rifiuta, finché, colpo di scena! Donchisciotte accetta di mostrarsi da uomo, si spoglia del proprio scudo, si toglie l'elmo, posa la lancia e scende da Ronzinante:.. l'obbiettivo è di scardinare l'armatura e di rapportarsi direttamente ed esclusivamente con gli altri cavalieri spogliandoli delle loro sovrastrutture. Ha capito che l'unica opportunità di vittoria è la consapevolezza che l'obbiettivo primario è fuorviante, l'armatura è indistruttibile ma c'è la possibilità di allearsi con coloro che la indossano, inducendoli a spogliarsi delle proprie vesti e proponendo l'ipotesi che il raggiungimento della vittoria passi attraverso la certezza e l'onestà della relazione, con l'accettazione e la condivisione dell'altrui e della propria sofferenza.